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Cervello e trauma. Curarlo con L’emdr

Il trauma si imprime nel cervello e nel corpo e definisce un PRIMA e un DOPO, nella vita di chi lo vive. Chi lo subisce sa che la vita non tornerà mai più come prima.

Ma se l’evento traumatico ha un inizio, una durata ed una fine, i suoi effetti durano nel tempo.

Si presentano all’improvviso, sotto forma di ricordi e flashback terrorizzanti, inducendo nel corpo e nella mente, uno stato di ALLERTA continuo, di giorno e di notte.

Molte vittime di incidenti stradali, calamità naturali, violenza, continuano a RIVIVERE il trauma, che si ripresenta con flashback frequenti, che riattivano le antiche emozioni.

Come funziona il cervello
 

Per capire il trauma occorre però capire come funziona il nostro cervello.

Oggi sappiamo che la prima parte del cervello che si è sviluppata è il cervello RETTILIANO. Si trova nella parte bassa del cervello, quella più vicina al corpo, si chiama tronco encefalico ed è presente quando nasciamo.

Il cervello rettiliano si occupa di tutte le attività che i bambini appena nati possono fare: mangiare, dormire, piangere, respirare, sentire dolore ecc.

E’ la parte del cervello più antica ed è responsabile della nostra SOPRAVVIVENZA. Se siamo in PERICOLO è la prima ad attivarsi.

Poco più in alto, si trova il cervello LIMBICO, che inizia a svilupparsi dopo la nascita.

E’ il luogo delle EMOZIONI, il sistema di controllo del PERICOLO, il giudice di ciò che è necessario per la SOPRAVVIVENZA e di ciò che è PIACEVOLE o SPAVENTOSO.

In ultimo, nello strato più superficiale si trova la NEOCORTECCIA, l’ultima a svilupparsi. Ci differenzia dagli animali attraverso la CAPACITA’ RIFLESSIVA e il linguaggio, che caratterizzano solo l’uomo.

Qui troviamo l’EMPATIA, la capacità così importante di ‘sentirci nei panni dell’altro’ grazie ai NEURONI SPECCHIO, che rilevano le espressioni facciali dell’altro, ma anche le sue emozioni.

Cosa succede quando percepiamo un segnale di pericolo?

Il segnale di pericolo arriva al TALAMO (sistema limbico), che riceve le informazioni da occhi, naso, orecchie e pelle circa: ‘questo è ciò che mi sta succedendo’. Queste informazioni vengono inviate in due direzioni opposte: in basso verso l’AMIGDALA e in alto verso la NEOCORTECCIA.

L’amigdala si può considerare il RILEVATORE DI PERICOLO, valuta quindi SE SIAMO IN PERICOLO. In caso di pericolo invia un messaggio al cervello rettiliano, che attiva il SNA (sistema nervoso autonomo).

Possiamo avere due reazioni al pericolo: ATTACCO/FUGA (quando l’attivazione nel corpo è elevata) o CONGELAMENTO (quando il corpo collassa, come gli animali che si fingono morti di fronte al predatore).

Poiché la strada verso il basso è la più breve, in genere il corpo si prepara prima di rendercene conto, prima quindi che arrivi alla corteccia, cioè alla parte del cervello che ci rende CONSAPEVOLI di ciò che ci sta accadendo.

Se mi trovo da sola, di sera, lontana da casa e mi si avvicina qualcuno che mi minaccia con un coltello, il mio corpo si preparerà immediatamente a rispondere. Proverò a scappare ad esempio, oppure mi congelerò.

Ci troviamo quindi, di fronte ad una minaccia o pericolo, a rispondere con il corpo, prima che con la mente e questo ha molto senso, per la nostra sopravvivenza, quando il tempo per pensare non c’è.

Quindi ora sappiamo che il CORPO ha un ruolo centrale in caso di trauma.

E’ infatti dai sensi che partono i segnali di pericolo ed è il corpo che si attiva o si spegne, per rispondere. Così come sappiamo che la parte del cervello più coinvolta in casi di pericolo è la parte PRE-VERBALE (solo in un secondo momento infatti l’informazione viene processata dalla neocorteccia).

Ma c’è di più.

Porges ha integrato le osservazioni di Darwin a diversi studi, coniando quella che oggi si definisce la Teoria POLIVAGALE. Il NERVO VAGO, connette il cervello a numerosi altri organi del corpo, polmoni, cuore, stomaco e intestino.

Se ci sentiamo in pericolo il SNA regola tre stati fisiologici: nel primo CHIEDIAMO AIUTO alle persone intorno a noi (si attiva il sistema di attaccamento). Se nessuno ci può aiutare passiamo al secondo livello, ATTACCO/FUGA, se anche questo non funziona ci CONGELIAMO.

In una situazione di sicurezza domina il VAGALE VENTRALE, che regola le nostre interazioni sociali, oltre ai nostri organi interni, ci sentiamo quindi rilassati e calmi.

Se invece siamo sotto minaccia, si accende il sistema limbico, che attiva il sistema simpatico per prepararci alla lotta. Quando anche questo fallisce e non abbiamo vie d’uscita si attiverà il VAGALE DORSALE che collega gli organi sotto al diaframma.

Le esperienze viscerali del nostro corpo e le voci e i visi delle persone intorno a noi quindi si influenzano reciprocamente.

Ecco perché se siamo con persone importanti per noi, ci sentiamo al SICURO e CALMI, se invece veniamo ignorati o rifiutati, ci abbandoniamo a reazioni di RABBIA o di CHIUSURA, COLLASSO. Siamo fatti per stare in CONNESSIONE CON GLI ALTRI.

La cura. L’EMDR

Abbiamo quindi capito che:

Il trauma è dissociazione, mancata integrazione. La cura serve per integrare le informazioni traumatiche, rimaste bloccate.

Il trauma è assenza di memoria verbale. Abbiamo visto che le aree del cervello coinvolte infatti sono pre-verbali. La cura al contrario serve a dare un nome a quello che ci succede.

Il trauma colpisce il corpo, come abbiamo visto. La cura si occupa delle sensazioni imprigionate nel corpo.

Per guarire dal trauma occorre CONSAPEVOLEZZA. Aprirsi alla propria esperienza interna, senza negarla. Partendo dal NOTARE cosa ci succede dentro. 

La cura nasce nella relazione, che offre sicurezza.

L’EMDR cura la mente, il cervello e il corpo insieme.

L’EMDR parte dal ricordo di un’immagine dell’evento traumatico. Non si usano parole quindi, ma si lavora per immagini.

Durante l’elaborazione del ricordo si NOTANO il corpo e le sue sensazioni.

L’EMDR, si basa sul movimento degli occhi a destra e a sinistra. Movimento che ricorda il movimento degli occhi in fase REM. Sappiamo oggi che il sogno, che avviene in fase REM, aiuta a rielaborare e dare senso alle cose che ci capitano durante la giornata.

Il che assomiglia molto a quello che accade durante un’elaborazione EMDR. Ricordi apparentemente sconnessi tra loro, riemergono e si legano tra loro. Si formano nuove associazioni nella mente, che prima non sembravano possibili. E la mente compie il miracolo della guarigione. Trova la soluzione per stare bene. Lo fa da sola, se guidata nel modo giusto.

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